Dario Manfrinati | CF: MNFDRA80R20L781R | P.IVA: 04523610238 | info@dariomanfrinati.com | +39 347 07 69 419 | Verona | Trento

Bio 

BIOGRAFIA

Dario Manfrinati nasce a Verona il 20 Ottobre del 1980.


Fin da bambino, all'età di soli 6 anni, viene a contatto con il mondo della fotografia nelle sue varie forme, grazie alla passione amatoriale del nonno. Il rapporto con la realtà esterna è all'inizio del tutto arbitrario, la scelta di rappresentazione si posa a caso sui soggetti. E' prematura una pretesa di progettualità, ma il contatto fisico con la macchina fotografica è la prima tappa del suo percorso e lascerà una traccia indelebile su di esso.


Nel 1998 si diploma presso l'Istituto Statale N. Nani di Verona, dove frequenta con interesse la sezione di architettura. La passione per il disegno tecnico non è del tutto avulsa dalla scelta primaria della fotografia, se si intende quest'ultima come “costruzione” di una rappresentazione, come messa in atto di una capacità, quella del fotografo di “concentrare il tempo in una frazione di secondo fino a farlo sparire come se lo spazio potesse esistere da solo e bastasse a se stesso”, secondo la definizione di Italo Calvino.


Dopo gli studi decide di approfondire questo legame con l'arte fotografica trasferendosi nel 2004 a Milano, centro nevralgico della fotografia italiana. Qui frequenta con successo la John Kaverdash School, ottenendo un master in fotografia professionale che gli permette di avere nel 2006 una breve esperienza didattica come insegnante presso la Big Rock School di Verona.
Alla John Kaverdash School, Dario offre alla propria passione l'opportunità di conciliare sessioni teoriche e lezioni pratiche. La gestione laboratoriale degli insegnamenti permette la simulazione di reali situazioni lavorative, cosa che sarà di grande utilità per le sua esperienze future.


Alcune materie lo appassionano più di altre. Tra queste la fotografia di moda, lo Still-life pubblicitario e la camera oscura, generi che ora la carenza di spazi non gli permette più di praticare.


Grazie alla stessa scuola si avvicina al reportage. Tramite questa tipologia fotografica ha la possibilità di “raccontare storie”, senza esserne però particolarmente attratto. Paradossalmente oggi la produzione fotografica di Dario Manfrinati è quasi totalmente appartenente al genere del reportage. La maturità acquisita negli anni ha poi fatto sì che rendesse il reportage in maniera del tutto personalizzata, allontanandolo da quella staticità e da quella razionalità che negli anni del master lo portavano a non apprezzare la tipologia.


E' in questi anni che apprende le nozioni di base per l'utilizzo di software grafici, fondamentali supporti al suo attuale lavoro.
Tra le tecniche acquisite presso la John Kaverdash School particolarmente importanti sono il mock-up e la camera oscura. Il primo lo allontana dal genere fotografico, ma gli permette di sperimentare procedimenti lavorativi tipici del campo cinematografico. L'esito finale, l'oggetto riprodotto in scala ridotta o maggiorata, non lo soddisfa come artista in quanto realtà fine a se stessa, troppo legata al mondo commercializzato della pubblicità.


Sul versante opposto si specializza nella tecnica del Bianco e Nero Fine Art. Studi approfonditi condotti anche a livello individuale lo portano a perfezionare una tecnica poco utilizzata, soprattutto a causa dei lunghi procedimenti che essa comporta. Il sistema zonale insegna però a Manfrinati un precetto fondamentale: la fotografia è previsualizzazione. Al momento dello scatto il fotografo “vedrà” come risulterà l’immagine al temine di processi quali: esposizione, sviluppo e stampa. Con l’esperienza e la pratica ogni minimo cambiamento in una di delle suddette fasi porterà ad un risultato diverso: un’esposizione più prolungata, compensata da un bagno di sviluppo più delicato. Questo è solo un esempio delle innumerevole varianti che si possono incontrare nel Sistema Zonale.dal momento dello scatto alla stampa finale.


Dario trasferisce queste esperienze e questi insegnamenti nell’esperienza fotografica nel suo complesso. Seppure non pienamente rapportabile al Bianco e Nero Fine Art, lo stesso concetto di previsualizzazione egli lo impiega per realizzare le proprie immagini. Ancor prima di effettuare lo scatto, il fotografo saprà già se apporterà delle modifiche in fase di post-produzione della fotografia, eventualmente lo debba fare. Questo accorgimento, secondo il punto di vista di Manfrinati, fa sì che gli interventi effettuati con il supporto informatico siano ridotti al minimo e non stravolgano l’intera immagine, ma la plasmino fino ad ottenere il risultato desiderato al momento dello scatto.
Dario Manfrinati attualmente vive e lavora a Verona, dove porta avanti la propria produzione artistica, amalgama delle esperienze passate unite ad una forte personalizzazione che ne diventa il marchio distintivo

CRITICA

Fotografi non ci si improvvisa, questo è un concetto chiaro nella mente di Dario Manfrinati. La vera fotografia è ben lontana da quel rapporto pseudo-maniacale che il dilettante intrattiene con il mezzo fotografico. La gente comune ha la tendenza a fotografare momenti o paesaggi che altrimenti, secondo la mentalità collettiva, si penserebbe di poter perdere per sempre. Il paradosso che ne deriva si fonda su un dubbio reale: la realtà è fotografabile e ciò che è fotografato è proprio la realtà?


La fotografia ha nell'occhio il suo principale organo descrittivo e conoscitivo, ma non ha certo la capacità di sostituirsi ad esso. La gamma tonale percepita dalla visione naturale è decisamente più ampia di quella possibile per uno strumento tecnologico. E' a questo punto, dunque, che interviene il software grafico, capace di colmare le lacune cromatiche e permettere all'occhio di non avere “straniamenti” nella percezione dell'immagine. L'abilità del fotografo sta nel realizzare un prodotto che sia il più possibile avvicinabile alla realtà immortalata, sia a livello puramente fisico e dunque cromatico, sia a livello emotivo, nella consapevolezza che la fotografia di un paesaggio esterno ad una finestra non è la stessa cosa del paesaggio stesso.


Il procedimento artistico seguito nella creazione del prodotto fotografico conosce però anche delle fasi antecedenti all'elaborazione grafica, fasi altrettanto importanti del processo creativo.


La tradizionale visione del fotografo che esce di casa e attende che l'ispirazione lo colga non sussiste per Dario. La molteplicità mondana costringe il fotografo a darsi dei limiti e a tramutare la propria attività fotografica in premeditazione.


Due le tipologie verso le quali si è indirizzata la ricerca artistica di Dario Manfrinati negli ultimi anni: lo still-life con banco ottico e il reportage del paesaggio con nebbia.


Nel primo caso l'artista si cimenta in una tecnica totalmente manuale. Il Grande Formato consente di raggiungere obiettivi artistici che la tradizionale macchina fotografica non è in grado di ottenere. La possibilità di cambiare prospettiva all'immagine o di sfuocare si rende particolarmente adatta per il genere dello still-life. 


Un lavoro più personalizzato è invece quello relativo ai paesaggi con nebbia. Si tratta di un vero e proprio ciclo fotografico dal titolo “Mist-ery”, termine che, con un significativo gioco di parole, chiarisce la dicotomia del lavoro. “Mist”, la nebbia, elemento naturale e fisico, immette nel paesaggio una dimensione “altra”, impalpabile, “misteriosa”. La scelta del soggetto si riveste di estrema semplicità: Dario Manfrinati ama la nebbia, l'inverno, il tempo incerto e tutto ciò che esso comporta nella definizione del paesaggio. Suggestivo è il tocco che questi elementi apportano alla natura, ma anche, per certi aspetti, “filosoficamente” pregnante.

“La nebbia è notoriamente avvertita dalle persone come un elemento di disturbo. Quando scende, il paesaggio è offuscato e si tende a perdere la visione di quello che ci circonda. Non si pensa però che a volte proprio l'elemento di disturbo ha in sé qualcosa di artisticamente apprezzabile e, più che celare la realtà, la svela in modo diverso”. 

Ciò che la nebbia copre, come risulta chiaro dalle parole di Manfrinati, non è l'essenza della realtà, ma il suo aspetto superficiale. Coglierne il potere e tramutarlo in scatto fotografico significa dunque operare una sorta di rivisitazione di una percezione ottica per l'uomo ordinaria e, quindi, tendenzialmente banalizzata.


La fotografia deve essere un prodotto tecnico-creativo, che sappia cioè conciliare la tecnica, basata su regole fondamentali che nei limiti è possibile infrangere, e la resa artistica, giudicabile secondo canoni estetici anche da profani.


La differenza fra se stesso ed un fotografo, però, Dario Manfrinati la coglie in qualcosa di diverso dalla tecnica, qualcosa di più impercettibile e personale.


Molti fotografi professionisti hanno la tendenza a fotografare ciò che è nuovo e mai visto. La fotografia di una realtà mai vista colpisce dunque lo spettatore proprio perché, con assoluta ovvietà, viene immortalata una novità, in un luogo suggestivo e non comune.


Troppo semplicistico. Un vero fotografo non è semplicemente un uomo che imbraccia una macchina fotografica alla ricerca dell'insolito. La vera opera d'arte è data da due elementi inscindibili: la fotografia che ritrae ciò che quotidianamente ci circonda, la nostra città come la nostra casa, e, al contempo, l'atto di farla apprezzare ad un pubblico abituato a vedere in continuazione quella stessa casa e quella stessa città, ma stupito dalla consapevolezza di avere di fronte una realtà nuova, mai vista sotto quella prospettiva.


“Un bravo fotografo”, afferma Dario Manfrinati, “è chi scatta una fotografia alla tua casa e la rende piacevole a tal punto che non puoi fare a meno di appenderla in camera”.

Un vero fotografo non è semplicemente un uomo che imbraccia una macchina fotografica alla ricerca dell'insolito. La vera opera d'arte è data da due elementi inscindibili: la fotografia che ritrae ciò che quotidianamente ci circonda, la nostra città come la nostra casa, e, al contempo, l'atto di farla apprezzare ad un pubblico abituato a vedere in continuazione quella stessa casa e quella stessa città, ma stupito dalla consapevolezza di avere di fronte una realtà nuova, mai vista sotto quella prospettiva.